martedì 17 settembre 2013

Iran-Iraq : Il grave silenzio sui 52 dissidenti massacrati e i 7 ostaggi

La mia vicinanza al Popolo Iraniano, oppositore al regime dei mullah, costretto a vivere al fuori del proprio Paese è nata con l’adesione al movimento ADDI (Associazione Democratica Donne Iraniane), coordinato magistralmente da Sonia Irani. Nel tempo si sono creati altri legami sia nel nostro Paese che in Francia, dove da anni risiede Maryam Rajavi, Leader indiscussa della Resistenza Iraniana. Per questo mi sarà difficile dimenticare quella domenica del 1° Settembre , quando molti dei miei amici iraniani hanno perso amici, parenti. Hanno subìto una violenza fisica e psicologica non facile da dimenticare.

Nella oscura notte che ci accompagnava al primo settembre da poco trascorso, in terra irachena a Camp Ashraf dove erano ospitati dissidenti del regime iraniano, è avvenuta una vera e propria mattanza . 52 dei 100 residenti  sono stati uccisi dai militari iracheni. Alcuni di loro avevano le mani legate dietro la schiena.
Erano, intellettuali, giornalisti, persone della cosiddetta società civile, che non si sono mai piegati ai dettami
del governo dispotico dei mullah. Proprio per evitare quanto loro successo in terra irachena, avevano   lasciare il loro Paese.  I sopravvissuti hanno raggiunto  il vicino Camp Liberty dove sono ospitati circa 3.000 rifugiati politici iraniani. Sette sono tuttora ostaggi degli iracheni.
 L’evento non ha avuto la giusta  visibilità mediatica, ne l’immediata reazione da parte di coloro che li dovevano tutelare, in nome della Quarta Convenzione di Ginevra, e dei diritti umani . E’ stato un attacco  alla comunità internazionale , anche se come tale non è stata recepita. USA e ONU e Iraq  avevano siglato un accordo per la tutela dei residenti dei Camp Ashraf , ma forse in quel momento hanno avuto un attimo di distrazione. Ora non dobbiamo permettere e permetterci alcuna distrazione poiché  7 persone , 6 donne e 1 uomo, sono tutt'ora ostaggi e rischiano la loro  vita.
 I sopravvissuti hanno raggiunto il vicino Camp Liberty dove sono ospitati circa 3.000 dissidenti politici iraniani i quali  da più di dieci giorni hanno intrapreso lo sciopero della fame finalizzata alla richiesta del rilascio degli ostaggi.
Quanto avvenuto recentemente, seppur non nella reale drammaticità, era ben percepita dai vertici e dalla base che costituiscono il Movimento di Resistenza. Molti segnali premonitori giungevano da Camp Ashraf, mancata erogazione dell’elettricità, dell’acqua potabile, difficoltà nel fornirli di beni di prima necessità.  Altri movimenti all’interno del campo , venivano percepiti come presagi nefasti. Venutone a conoscenza, il Movimento di Resistenza Iraniano ,  ADDI  hanno immediatamente lanciato numerosi appelli alle autorità internazionali  e alla comunità per richiamare l’attenzione  su Camp Ashraf . Il grave problema siriano ha catalizzato tutta l’attenzione  a fine agosto, sicché a loro voce non ha raggiunto chi aveva il dovere di ascoltare ed intervenire.
Dopo giornate di lutto ora deve seguire la lotta. Sei donne e un uomo sono tenuti in ostaggio da sedici giorni nelle mani della “divisione sporca” e “dell’organizzazione della lotta contro il terrorismo “ a cui fa capo il Generale  iracheno Maliki  al servizio del regime iraniano. Sono detenuti nei pressi dell’aeroporto di Bagdad , in condizioni disumane e con la consapevolezza di poter essere trasferiti in Iran  e di quanto li spetta!  Se gli Usa e l’ONU  non hanno mantenuto la promessa di proteggere Camp Ashraf , devono agire ora, per difendere chi rischia di essere estradato,  torturato ed ucciso. Per questo si è creato un movimento collettivo finalizzato ad inviare più  lettere sia al Segretario Generale Ban Ki moon che al Segretario di Stato americano Kerry per avviare al più presto una trattativa per il loro rilascio. Con il  ritardo che le contraddistingue, anche alcune diplomazie europee stanno sostenendo la causa. La nostra ministra degli esteri Emma Bonino, l’ex Ministro Giulio Terzi ed altri sei parlamentari europei italiani , si sono uniti all'appello espressi a favore di un intervento di mediazione al fine di liberare gli ostaggi.   
Gli Iraniani  anelano alla libertà. Anche la Resistenza Iraniana  vuole la fine del barbaro governo dei mullah!
 52  uomini e donne , sono stati uccisi da militari iracheni. Alcuni di loro avevano le mani legate con lo spago dietro la schiena, ed un colpo di fucile alla testa ha posto fine alla loro esistenza.
   
Nuccia Decio                                  

sabato 17 agosto 2013

EGITTO : DAL BAGNO DI SANGUE ALLA GUERRA CIVILE

Non dimenticheremo facilmente questo caldo agosto, poiché lo scenario non solo egiziano bensì a livello internazionale subirà dei cambiamenti. Con possibili stravolgimenti sia a carattere geopolitico che economico. 

Questo lo dobbiamo soprattutto all'ennesimo fallimento della diplomazia internazionale. 

Questo lo dobbiamo a quei Capi di grandi potenze che si trovano in seria difficoltà nel prendere una posizione "certa", con ritiro di finanziamenti, di sostegni dichiarati, e di non facile rientro, ora che La Fratellanza Musulmana, non è più referente del Paese. Poichè  si trova letteralmente spaccato in due.

Nei giorni scorsi la rappresentante della diplomazia UE Signora Ashton, si è intrattenuta in colloquio privato,in luogo segreto col deposto presidente Morsi. Poi si è intrattenuta (colloqui non previsti) con il rappresentante dei militari al potere.
Mi chiedo se si siano limitati a bere un té alla menta?
Di quanto si sono detti, a chi ha poi riferito? Pur avendo dichiarato che la sua non era una missione di "conflict mediator", la Responsabile della diplomazia UE, avrà raccolto espressioni di intenzione dai capi delle opposizioni.
Avrà relazionato ai suoi colleghi quanto raccolto nel suo viaggio?
La nostra Ministra Emma Bonino, da sempre attenta agli eventi egiziani, avendo anche vissuto anni al Cairo, appariva smarrita, al punto tale da "stoppare" l'invio di armi italiane all'Egitto, solo pochi giorni fa.
Nel mio ultimo blog,impostato sugli avvenimenti che stavano accadendo a fine luglio, dopo la manifestazione che costò la vita a circa 60 egiziani, durante un intervista ad un professore universitario,esprimeva la possibilità che si arrivasse ad una guerra civile.Ed era un professore!!

Come si è potuti cadere nell'inerzia o ancor poggio, lasciare un Paese come l'Egitto andare verso l'auto distruzione con una guerra civile,  in così poco tempo.

Sappiamo chi sostiene La Fratellanza Musulmana e chi i Militari. Sono Paesi a loro vicini, ma vicini lo siamo anche noi.
La Comunità Europea non può dimenticare che l'Egitto è un Paese del Sud del Mediterraneo.
L'Egitto è un Paese con 85 milioni di cittadini censiti ma,potrebbero essere anche 90 milioni.
Sono molto giovani.
Se la situazione andasse degenerando e decidessero di lasciare il loro Paese, dove pensate potrebbero arrivare?

Ma a questo spero si confrontino a breve le diplomazie internazionali.

Quanto più mi fa male sono le orribili immagini che ci hanno sconvolto  in questi giorni di vacanza per la maggior parte degli italiani.

Nuccia Decio















mercoledì 31 luglio 2013

Egitto : racconti da un Paese spezzato

Il Cairo 23 luglio 2013

Il clima è molto caldo, le manifestazioni concentrate nella famigerata Piazza Tahrir , come una sorta di fluido invadono altre piazze, molte vie del centro e delle periferie.
Difficile risulta comprendere gli slogan ma,ben definite sono le aree pro e contro Morsi.
In un albergo del centro ci sentiamo rassicurati da una forte presenza di militari, tanto da  trovar tempo per intrecciare una conversazione “fuori programma” con chi da anni vive la realtà egiziana.
La voce del popolo regala sempre una nota ch talvolta può cambiar la musica.
L’interlocutore, mentre assapora una bibita,con occhio vigile, sull’andi rivieni e l’orecchio ben proteso all’ascolto , preferisce mantenere l’anonimato, come del resto la maggior parte delle persone alle quali si chiede una informazione al di fuori dell’ufficialità.
E’ un docente di diritto presso l’università del Cairo, presso la quale Lui stesso si è laureato. Anni dichiarati 60!
Gli concedo tempo, per poi lanciargli una domanda che non riuscivo più a contenere:
“Ma Lei, concorda con gli analisti ch prospettano uno scenario da guerra civile?”
“Si. E’ uno scenario che è affiorato nella mia mente il giorno stesso dell’elezione di Morsi a Presidente. Non la temo, perché temo l’intransigenza dell’esercito che sta scatenando la reazione di vendetta degli islamisti ma perché vede, nel codice della Fratellanza Musulmana la spartizione delle cariche, l’idea di rappresentanza è pressoché assente.”

“Capisco che non è un concetto facile da esprimere, ora qui. L’Islam politico, dal suo punto di vista è compatibile con la democrazia?”

“Il Fronte di Salvezza Nazionale , proprio qualche ora fa ha diffuso appelli favorevoli al dialogo e penso che sia una dichiarazione credibile. Penso che nei futuri assetti politici tutti i Fratelli verranno accolti e si avvarranno dei diritti di tutti. Non mi sembra che Il Fronte abbia alcuna intenzione di bandire dalla i Fratelli dalla scena politica o di incarcerarli. Qui non si parla di golpe , bensì la definirei una situazione di completamento della rivoluzione del 25 gennaio di due anni fa.”

Prof. D. i Fratelli Musulmani sono ancora in gioco?”
“Durante la loro breve esperienza governativa hanno avuto modo di organizzarsi, Hanno aperto numerose sedi di partito, Hanno ricoperto cariche istituzionali, tenuto comizi e gestito uno dei più importanti giornali governativi. Hanno potuto parlare agli egiziani, hanno avuto la possibilità di gestire l’opinione pubblica, da noi molto importante. Forse non sono riusciti a scalfire l’anima degli egiziani, anzi con alcuni loro comportamenti ed emendamenti hanno creato malcontento, rabbia, hanno deluso le loro aspettative. Pensiamo che nel programma presentato da Morsi si prevedeva una ricostruzione dell’Egitto, ridando dignità agli egiziani,prevedendo uno stato non teocratico. Voleva dare spazi sempre più autorevoli e maggiori alle donne nella società egiziana, ma poi….alla fine si è rivelato un  rais, attribuendosi ampissimi poteri, e rendendo non impugnabili i suoi decreti presidenziali. Ha spaccato in due il Paese.”
“In effetti come ben possiamo sentire ci sono due cori ben contraddistinti”
“Si perché anche se Piazza Tahrir e il movimento Tamarrod, rimane la maggioritaria, non dobbiamo dimenticare l’altra piazza, quella dei Fratelli Musulmani. E’ vero che hanno subìto una sconfitta, ma sono ben radicati nella società da 80 anni,e durante questi anni i militanti che li sostengono sono aumentati. La partecipazione alla rivolta contro Morsi è stata senza dubbio consistente però, non va sottovalutato ciò che dicevamo prima che ci troviamo di fronte ad un Paesespezzato. Il movimento Tamarrod e il Fronte del 30 giugno non rappresentano tutto il Paese. Anche nella rivoluzione del 2011, anche oggi una grande parte dell’Egitto non approva quanto è accaduto e no riesce ad esprimere il proprio dissenso.”
E’ uno scenario nuovo per l’Egitto.
Mosa’ab Elsamy è un fotoreporter egiziano seppur rammaricato per gli avvenimenti, racconta rivivendo con la stessa emozione e coinvolgimento i fatti del 27 luglio, pochi giorni fa, quando si sono contati morti e feriti.
“Mi sono recato a Raba’a al Adaweya alle prime ore, dopo che avevo sentito che il Ministro degli interni  voleva sgomberare il sit in. Io naturalmente volevo essere li per documentare i fatti, è il mio lavoro.
Sono arrivato col taxi fino a Nasr Street alle 2 del mattino, il mio taxi è stato bloccato da un cordone di forze speciali e siamo stati invitati a tornare indietro. Io naturalmente ho proseguito a piedi, spostandomi nel secondo cordone vicino a Raba’a dove ho incontrato altri colleghi che erano arrivati prima di me.
Gli scontri erano già cominciati, era impossibile fare riprese , per cui ho deciso di ritornare indietro entrando dall’altro lato riuscendoci.
Erano circa le 3mattino, si percepiva una certa tensione, conosco quel sit ma non c’era il clima di sempre.
Poco dopo sento un uomo che con tono ben deciso urlava di “tenersi pronti per aiutare i fratelli la fuori”. Si sono formati dei cordoni in mezzo alla folla. Prima ancora che riuscissi a chiedere che cosa stesse accadendo vedo un’ambulanza che trasporta un uomo deceduto.
Ho cercato di avvicinarmi agli scontri ma, il buio, il fumo bianco dei lacrimogeni che veniva illuminato a tratti dalle luci dell’ambulanza e delle moto, che correvano per trasportare i morti e i feriti.
Il suono degli spari era continuo, incessante anche se li percepivo un po’ distanti da dove mi trovavo. A questo punto ho pensato bene di tornare verso Rab’a, cercando di arrivare poi all’ospedale da campo.
Li ho trovato il caos.
Erano circa le 4 quando sono riuscito a farmi strada in mezzo ai cadavere , mi fu chiaro a quel punto che la situazione era precipitata nel giro di poco tempo. Da un medico seppi che i morti erano 8 e più di 500 feriti.
Mi resi utile cercando di liberare i letti prima dell’arrivo dei feriti, ma presto lo spazio venne tutto occupato. Ho visto più di 30 feriti da arma da fuoco, colpiti alla testa,nelle gambe, al petto.
Pochi di loro sono sopravvissuti.
Dopo un’ora avevo la sensazione di trovarmi più in un obitorio che in un ospedale.
Con la luce del sole mi sono sentito di uscire per raggiungere i fronte dei combattimenti.

Ogni due minuti circa un uomo cadeva colpito.
Nasr Street è una strada molto larga , per cui era difficile capire da quale parte provenissero i proiettili. Gli spari erano indiscriminati e la polizia ha mantenuto un buon autocontrollo.
Ho visto un uomo, proprio davanti a me, cadere nello stesso posto in cui era in piedi; un colpo secco alla testa. Spaventoso.
La polizia era affiancata da civili armati. Queste persone sembravano i residenti del posto, perché ricordavo di averli già visti al mattino presto.
Sia i civili che la polizia sparavano ai sostenitori di Morsi. Senza alcun aiuto ,i sostenitori di Morsi s riparavano come potevano, lanciando sassi e fuochi d’artificio contro la polizia.
I militari no hanno preso alcuna parte all’assalto. Il loro coinvolgimento è stato marginale, si sono limitati a sparare in alto quando le due fazioni si facevano troppo vicine diventando dei veri e propri target gli uni degli altri.”
Le versioni sono però contrastanti;La Fratellanza Musulmana ha in effetti diffuso un video di bambini morti, imputandone l’omicidio ai militari, quando si trattava di immagini riprese in Siria. Questo a riprova che “alcuni” sostenitori di Morsi sono coerenti con l’onestà e la trasparenza dichiarata.

La tragedia di Rab’a è stato n gesto insensato, ingiustificato.
Compiuto dalla polizia, fiancheggiata da civili armati, con la compiacenza dei militari che non hanno saputo intervenire con maggior determinazione.
Questi ed altri recenti orrori, tormenteranno e lacereranno questa nazione che, giorno dopo giorno, sta perdendo il suo aspetto umano assumendone uno mostruoso.

La tragedia di Rab’a è costata la vita a 58 persone e ad un numero imprecisato di feriti anche gravi.


giovedì 27 giugno 2013

IRAN: violazione dei diritti umani



Grazie all’Associazione Democratica Donne Iraniane ho ricevuto e vi partecipo una lettere scritta da un detenuto nelle carceri iraniane. Chiaro messaggio che la moderazione tanto paventata dall’elezione del nuovo Presidente si dovrà far carico di intervenire in situazioni chiara dimostrazione della negazione dei diritti umani.


24 giugno 2013 Said Massouri Carcere Gohardasht 3 Tir 1391

Questa lettera è stata trascritta dalla registrazione audio grazie  al comitato per la libertà dei prigionieri politici in Iran.

La lettera è inviata dal prigioniero politico Said Massouri alla madre di Afshin Asanlou, ucciso in carcere pochi giorni fa.
E’ l'ora di ribellarsi!


Le mie condoglianze alla famiglia in particolar modo alla mamma di Afshin Assanlou. Cara Mamma il tuo dolore è anche mio.
Da anni ti conosco.
E’ da anni che t’incontravo quando venivi a visitare prima Mansour e dopo Afshin.
E’ da anni che sono testimone del tuo andare e venire da un carcere a un altro.
E’ da anni che sono al corrente delle ingiustizie fatte nei tuoi confronti e anche nei confronti delle famiglie di tutti i prigionieri sia durante l’attesa di fronte alle carceri che nei vari tribunali; per questo motivo non riesco a capire perché dopo tutte queste ingiustizie, sofferenze, lacrime versate e i tentativi per salvare il tuo caro figlio, non posso immaginare come hanno potuto consegnarti il corpo senza vita di tuo caro Afshin.
Come siete riusciti a sopportare tutto ciò?
Non so come posso attenuare il tuo dolore.

Il pomeriggio di giovedì, quando é avvenuta la tragedia, parlavo con tuo figlio Afshin.
Era arrivato da poco nel nostro braccio. Diceva: qui non c'è più posto nemmeno per respirare perché ci mandano continuamente altri detenuti, ci stanno seppellendo da vivi.
Non abbiamo un posto, non abbiamo servizi sanitari, non abbiamo un intervallo per prendere una boccata di aria, ma nonostante tutto mi diceva che dovevamo tenerci uniti ed aiutarci a vicenda.
Ma mamma ti devo confessare la grande amarezza del non essere riusciti a badare a lui e a difenderlo!
Questi criminali senza coscienza hanno privato i prigionieri di tutti i mezzi e possibilità.
Ci hanno lasciato solo la morte!
Qui quando avvengono tragedie come la morte di tuo figlio, in pochi se ne accorgono.
I giornali oggi sono troppo impegnati a dimostrare la loro fede riposta in Rohani
Non hanno dato spazio a questa dolorosa perdita..
Giovedì tuo figlio Afshin ha avvertito dei dolori alla cassa toracica e noi l'abbiamo accompagnato nell’infermeria del carcere e fino la sera non ne abbiamo avuto notizie.
Cara Mamma, credimi, tenendo conto delle condizioni in cui viviamo specialmente noi prigionieri politici, ti posso dire che ci consola il fatto che Afshin si è liberato di tutte queste privazioni e sofferenze!
Almeno non sarà testimone della morte di tutti i suoi amici.
                                          


 Presidente Rohani dimostri che è un moderato. 
 Dimostri che  ripristinerà i diritti  umani in Iran!


mercoledì 26 giugno 2013

Iran: Elezioni di regime


Il nuovo Presidente del regime è un veterano della macchina da guerra
Sabato 22 giugno  a Villepinte, nei pressi di Parigi si è tenuto il più grande raduno degli iraniani : più di centomila fra dissidenti e simpatizzanti in esilio, più di 6OO fra personaggi politici, giuristi, legislatori , provenienti da ben 47 Paesi del mondo.

I relatori della manifestazione hanno sottolineato che le recenti  elezioni presidenziali del regime iraniano non erano ne libere, ne eque, come apparivano dai media occidentali.
“Le elezioni si sono svolte in un clima di repressione, caratterizzata da arresti di dissidenti, dall’interruzione al libero accesso di internet, dal divieto della libertà di stampa, e da una folta presenza di forze repressive.
Il nuovo presidente del regime iraniano non può essere definito un moderato, in quanto ha ricoperto posizioni di rilievo in stretta collaborazione con Khamanei, sostenendo la politica di regime , volta alla repressione del popolo al fine di preservare la sicurezza del regime.

I relatori  hanno sottolineato che sia la comunità internazionale che iraniana aspirano ad un cambiamento democratico in Iran , ma che l’unica soluzione per poter liberare il mondo dal “male” prodotto da questo regime, è rappresentato dal cambio del regime stesso per mano del popolo iraniano.

Un vero e proprio bagno di folla, sventolio di bandiere e canti inneggianti il suo nome , hanno accompagnato l’intervento della Signora Maryam Rajavi, Presidente eletta della resistenza iraniana, (CNRI)  principale relatore della manifestazione movimento sempre più in crescita .
La Rajavi ha definito l’elezione iraniana una vera e propria farsa, in quanto il presidente Rowhani, definito, democratico  o moderato, è stato  eletto al fine di far fronte a delle rivolte popolari in atto e previste, ma è pur sempre espressione della macchina da guerra e di repressione sostenuta dai mullah. Ha invitato inoltre il nuovo presidente dei mullah ad acconsentire alle richieste immediate avanzate dal popolo iraniano. “Noi diciamo che: in assenza di libertà di espressione, dei diritti umani, senza il rilascio dei prigionieri politici, senza il riconoscimento dei liberi partiti politici,, senza porre termine alle aggressioni del regime in Siria e in Iraq e senza fermare il programma di armamenti nucleari, non cambierà nulla in Iran. Questo è il vostro compito, questo è quanto il popolo iraniano chiede al nuovo Presidente . Ma la realtà è che il, leader supremo del regime è nella piena consapevolezza che ogni serio cambiamento innescherebbe il rovesciamento del regime nella sua pienezza. “ Commentando l’ingerenza belligerante del regime dei mullah in altri Paesi, Mariam Rajani ha aggiunto: “Il sistema clericale ha condotto la guerra contro il popolo della  Siria  per anticiparne il prorpio rovesciamento. Questa guerra sporca non è volta a salvare Assadbensì per salvare Khamenei a Teheran. Questo regime ha diffuso il fondamentalismo e il terrorismo dall’Afghanistan all’Iraq al Bahrein allo Yemen. Il dominio di 35 anni dei mullah ha provocato uccisioni, devastazioni, impoverimento, tossicodipendenza disoccupazione, aumento dei prezzi dei beni di primissima necessità. Questo regime non si potrà rovesciare se non con un movimento di resistenza dotato di un’organizzazione coesa, e unita, con membri pronti al sostegno popolare qualunque sia il prezzo, con la diffusa partecipazione delle donne in tutti i campi. Ha così concluso:
Il popolo Iraniano deve regnare sovrano!


Sono infinitamente grata  a Sonia Irani  attiva conduttrice di ADDI italia
(Associazione Donne Democratiche Iraniane) senza la quale alcune notizie a noi non giungerebbero mai ! Grata per l'aggiornamento costante degli sviluppi ,sia del Movimento da noi sostenuto, che dell'evolversi delle "circostanze iraniane".





La grande folla di esuli iraniani a Villepint-Parigi Sabato 22 /6

lunedì 17 giugno 2013

mercoledì 12 giugno 2013

Istanbul: al seguito dgli irriducibili di Piazza Taksim


Nelle vicinanze di Piazza Taksim, epicentro della contestazione turca, evacuata stamane dopo i violenti scontri fra manifestanti e polizia, si intravedono pochi irriducibili sotto l’inclemenza della pioggia e di un forte vento.
Mustafà si protegge il capo con la bandiera turca , è uno dei pochi giovani rimasto sulla piazza questo martedì mattina del 12 giugno 2013.
Nel frattempo le squadre di pulizia del servizio municipale ripuliscono la Piazza da tutto quanto è rimasto dopo una lunga notte di violenza.
Mustafà ripete ai pochi stranieri incuriositi: “Questa è la mia bandiera, questo è il mio paese, io posso rimanere qui fin che lo voglio”.
Si avvicina interessandosi alla conversazione Abdullah, un ingegnere meccanico di cinquant’anni il quale, col piglio di chi sta tenendo un discorso, si rivolge alla piazza declamando “ voglio denunciare a tutto il mondo gli abusi del potere di questo Primo ministro islamico che si vuole prendere, no, sottolinea, si è già preso tutta la nostra vita “
La pioggia si fa sempre più battente e appaiono i primi impiegati che si recano ai loro posti di lavoro.
Taxi e bus, passano con persone stipate, di un giorno qualunque.
La gente esce dagli alberghi.
La presenza della polizia più discreta.
Ma sulla spianata che domina la piazza si intravede una piccola barricata posta a difesa dell’accesso al Parco Gezi. Alcuni manifestanti sono ancora la, accovacciati sotto gli alberi; proprio quegli alberi che da tredici giorni vogliono difendere , e che hanno eretto a simbolo della rivolta.
Sono presenti anche alcuni poliziotti con i loro gas lacrimogeni. Sembrano confinati in un piccolo ghetto per il momento caratterizzato da un’apparente tranquillità ,ma si percepisce che al primo movimento dei manifestanti dovranno essere pronti ad intervenire.
Oguz è uno studente di antropologia che ancora li dalla notte precedente. Il suo volto ne è la conferma.
La notte scorsa abbiamo avuto un po’ di paura. Ieri sera la folla è comparsa sulla piazza ora compatta, ora in gruppi che issavano drappi e bandiere, cercavano rifugio sotto le tende prima che le abbattessero. E’ successo tutto in un attimo, saranno state le sei e mezza circa (18:30 locale) quando è apparsa la polizia lanciando delle vere e proprie nuvole di gas.
La folla a questo punto si è compattata, e la polizia ha invaso la piccola piazza e l’ingresso del parco distruggendo tutto quello che incontrava, soprattutto le tende che avevamo allestito per ripararci .Si sono poi schierati allineati, hanno lanciato delle granate ma non sono andati oltre nel parco.
Arzu, un designer, racconta che “gli interventi della polizia sono stati piuttosto efferati, durante tutta la notte, soprattutto la tensione era alta in quanto i militari si sono poi disposti ai bordi della piazza ad impedire l’afflusso delle migliaia di manifestanti che arrivavano da tutte le parti della città. Tutto questo è durato per l'intera notte .Io stesso ho visto decine e decine di feriti cercare soccorsi nelle case vicine perché era difficile raggiungere le ambulanze , l’accesso alla piazza era impossibile.”
Ed ora…azzardo..
Che prevedete per questa sera? La risposta è unanime.
Noi saremo la in prima linea, come siamo sempre stati in prima linea nelle battaglie per la democrazia. Ed aggiungono che non sono l'espressione di alcuna rappresentanza politica, ma semplici cittadini che come tutti i cittadini del mondo tengono alta la propria bandiera. Noi terremo alta la bandiera turca." Interviene un anziano di origine kurda il quale aggiunge: “questi giovani turchi stanno vivendo e subendo ora le violenze che noi stiamo quotidianamente subendo, da ben trentanni semplicemente perché siamo Kurdi."
La serata si presenta difficile in quanto nel pomeriggio di oggi Erdogan ha riaffermato le sue intenzioni di usare il braccio di ferro.
Ma è di nuovo sera e lo scenario si sta ripresentando quale fotocopia di ieri.
Poliziotti in assetto di guerra, cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.
Anche i manifestanti che sembrano più numerosi di ieri, sono dotati di maschere antigas
e di tutto quanto possa essere utile nel perseguire una battaglia che non vede fine.
Se ci cacceranno da qui, noi ritorneremo, chi dovrà cedere sarà proprio Erdogan.

Se penso che durante i primi giorni della manifestazione, associando Piazza Taksim alla primavera araba a Piazza Taharir, qualcuno ha sorriso ed altro.

Questi popoli rivendicano libertà, diritto di scegliere,
diritto di praticare una religione che non venga strumentalizzata per imporre inutili rigori e restrizioni.

Le donne non vogliono uscire vestite di nero e coperte fino al mento, anche a 13 anni.

Non è questa la nuova Turchia che i suoi abitanti si aspettavano.
Ma non mi è ancora possibile entrare in una disanima politica.
Il coinvolgimento per il presente, ora qui, è troppo alto!